Del cielo notturno

Le luci della città nascondono il firmamento. Le luci della città non ci permettono di vedere. La bellezza dell’oscurità quando ci inghiotte completamente affina i nostri sensi perduti nel pallore delle luci artificiali. Le stelle timidamente appaiono a chi popola la città, un tempo erano le compagne dell’uomo nella notte, erano miti e direzioni scritti nella volta celeste, erano magia e silenziose amiche distanti, ma sempre presenti ogniqualvolta calava il sole e il cielo era privo di nubi.

Fuggendo dall’urbe invadente che il buio disprezza, la selva mi accoglie nel diradarsi di quei tristi fumi riflettenti. La Luna per prima si fa avanti nell’intricato e getta luci e ombre. Gli occhi si calibrano su quelle tonalità. Blu, squarci marmorei, e alle spalle il ricordo giallognolo dell’illuminazione cittadina. Non ci si può voltare, sarebbe come volgere lo sguardo al precipizio durante una scalata, la vista vacillerebbe abbagliata da quel chiarore e si sarebbe colti da spaesatezza e vertigine.

Quando la città scompare e la notte la inghiotte il mio passo non si ferma e va incontro a un nuovo mattino.