Un libro: Frank Carlucci Investigatore

Mai giudicare un libro dalla copertina…volete sapere il perché? Lo spiegherò con una semplice immagine:

frank carlucci investigatore

Questo libro mi è capitato per caso, un pdf saltato fuori dal vasto universo di internet. Odio leggere pdf sul mio lettore ebook: devo continuamente spostare la visuale della pagina per seguire la lettura, ingrandire per poter leggere delle lettere che sarebbero altresì microscopiche e anche tenere l’ebook reader in orizzontale, in modo da ridurre al minimo i miei movimenti per adattare ciò che compare sullo schermo alla lettura; una vera rottura di palle insomma! Eppure…

“Frank Carlucci Investigatore” mi ha tenuta incollata nonostante le evidenti scomodità; avevo voglia di leggere un giallo, ma avevo voglia anche di un’ambientazione fantascientifica… ed ecco qui una decadente San Francisco di un futuro imprecisato colpita da assassinii ed epidemie! Nonostante il titolo dell’opera lo suggerisca non affermerei che ci sia un solo protagonista, la storia è affrontata da punti di vista differenti e questo a mio parere permette di avere un coinvolgimento maggiore con anche gli altri personaggi. Carlucci è un tenente della omicidi in gamba, determinato e forse un po’ cinico, ma anche spesso impacciato e pieno d’umanità; è uno di quei poliziotti che crede ancora nella giustizia, che cerca di crederci nonostante la realtà suggerisca che quelli come lui siano prossimi all’estinzione.

La storia è coinvolgente in un mondo squallido, ma magnetico, che attira nelle sue spirali d’ombra, tra uomini e donne al limite della disperazione, ma avvinghiati alla vita; atmosfere ceree, malate, calura insana, odori pungenti di corpi e cibi di dubbia qualità.

E’ stato bello percorrere quelle strade, quei vicoli bui e lerci e osservare le pallide luminescenze delle insegne al neon, pensando: – E va bene, dai… dopo essermi domandata se prendere o no una birra al chioschetto malandato dell’anziana alcolista che staziona a quell’incrocio del Tenderloin da mattina a sera.

Un libro: Il libro dei morti viventi

Nonostante sull’accattivante copertina troneggi il nome “Stephen King” scritto a caratteri cubitali, questa efficace raccolta di racconti che tratta il tema dei morti viventi, degli zombies, dalle più svariate prospettive, ne contiene solamente uno attribuito al suddetto scrittore e, a parer mio, non è nemmeno tra i più belli. Ce ne sono altri quindici, di racconti, e si fanno gustare come noccioline condite con un poco di sano raccapriccio.

illibrodeimortiviventi

Con questo libro ho ufficialmente inaugurato la mia entrata nel mondo degli zombies passando dalla magica porta della letteratura e l’effetto che ne ho ricevuto è stato la nascita di una fame crescente di altri titoli, libri, avventure tra orde di morti viventi in scenari postapocalittici popolati da un genere umano plasmato dall’orrore di una nuova sconvolgente realtà.

Uno dei racconti che più mi ha colpita è stato “I pezzi migliori” che, con un ribaltamento della prospettiva, affidando le redini della narrazione ad un orripilante morto vivente obeso, ha creato una piccola perla che non può che arricchire il fantastico universo zombie. Poi il racconto lungo “Come i cani di Pavlov” l’ho trovato molto coinvolgente e con un’ambientazione davvero suggestiva e claustrofobica; seguono le tetre atmosfere di “Sassofono” che si svolge un’Europa dell’Est devastata dalla guerra dove si uccide per accaparrarsi gli organi da vendere in un prolifico mercato asservito ai bisogni dell’Occidente.

Ciò che ha a che fare con il sangue, la carne, il sesso regna sovrano tra queste pagine che si destreggiano tra la marcescenza, lo scabroso e le più disparate devianze di un’umanità alla deriva; anche il romanticismo trova spazio però nel racconto che conclude l’antologia firmato Robert R. McCammon, un amore tenero e “carnale”al tempo stesso che riesce a condurre il lettore al di là dei confini del genere ed approdare a sensazioni inaspettate.

E…oh! L’introduzione dei curatori della raccolta e la prefazione del gran maestro George A. Romero non sono affatto da saltare!

 

 

– Nocturna –

I bisnonni degli anziani di Nocturna sapevano cosa significava vivere in una città circondata dalla più meravigliosa delle brughiere. L’avevano narrato ai loro figli, ai loro nipoti e costoro l’avevano a loro volta tramandato. Poi un dì, tutto mutò: la brughiera si fece deserto, un caldo inclemente sferzava dall’alba al tramonto, un caldo velenoso, mortale. Gli abitanti decisero così di capovolgere le loro abitudini, di vivere nell’oscurità anziché affrontare i raggi di un sole assassino e Nocturna, coi suoi alti palazzi colmi di fregi ed intarsi della sua età dell’oro, si abituò a vivere di notte ed esser silenziosa e spettrale nelle ore diurne. Il vento rovente, portatore di sabbie turbinanti, è il suo unico viandante quando le grandi strade, un tempo gremite di carrozze, ardono e restituiscono il calore pulsante ad un’aria satura di polveri sottili. Le nottate iniziano dopo tramonti sfolgoranti che si riflettono sulle infinite schiere di pannelli solari che rivestono tutta la città adempiendo alla sua enorme richiesta di energia: la notte di Nocturna non conosce l’oscurità. Essa viene scacciata con le sue illuminazioni pirotecniche e ogni tipo di luminescenza artificiale: una città davvero all’avanguardia nella produzione di lampade d’ogni sorta! Fondata dal pioniere ed industriale Emil Frank Nocturna, grande esportatore di profumi per ambienti realizzati con le primizie offerte dalla vasta brughiera circostante, questa grande metropoli ha sempre vantato un cospicuo numero di creativi, cosa che le permise di reinventarsi anche nelle peggiori difficoltà ritornando all’antica prosperità.

Un libro: Panino al Prosciutto

Avevo in mente di scrivere qualche riga su qualche libro che mi è piaciuto. Ieri ne ho finito uno e mi sono detta: perché non iniziare proprio con questo? Premetto che non ho alcuna intenzione di scrivere recensioni, né di incensare o smerdare questo o quel libro…cioè è difficile che io mi imponga di finire un libro se non mi appaga leggerlo (non siamo mica obbligati a sorbirci le robe che scrive qualcuno se ci non dà piacere farlo, no?) e in definitiva la mia idea era giusto quella di fornire uno spunto a chi fosse a caccia di un libro condividendo semplicemente la mia esperienza di lettrice.

paninoalprosciutto

Questo libro si fa leggere tutto di un fiato, periodi brevi, una mitragliatrice di parole che lasciano il segno, a tratti fanno anche inorridire. Parzialmente autobiografico, narra le vicende di Henri Chinaski, prima bambino, poi adolescente e uomo, nella Los Angeles della seconda metà degli anni ’30 fino a giungere all’entrata in guerra degli Usa nella seconda guerra mondiale. Henri, nato in Germania e poi emigrato negli Usa, vive con una famiglia il cui padre si appiglia con tutte le sue forze al sogno americano, alla sua idea di felicità, ad una ricchezza impossibile e ad un appagamento illusorio proiettando le sue aspettative su un figlio di tutt’altra sensibilità che deve scontare la pochezza e le angherie familiari e la ruvida realtà della Grande Depressione annacquata dalle bugie e dalle promesse infrante della classe dirigente con le quali la sua generazione è stata cresciuta per diventare un’esercito di animali da soma svolgendo quello che viene chiamato “un’onesto lavoro” e diventare poi carne da macello durante la guerra. L’alcool rappresenterà per lui una via fuga, una porta sul retro affacciata su un vicolo malfamato, non gli darà felicità, ma lo terrà almeno lontano da quell’aberrante normalità che le persone comuni chiamano vita. Personalmente ho apprezzato molto questo libro, alcuni hanno definito Bukowski un esponente del cosiddetto “realismo sporco”, ma non è forse vero che quando si vuole parlare francamente si fa appello alla “sporca realtà”?