Flaming Monroe

Nacque da un utero divorato dal cancro, un miracolo a detta di tutti. Tutti poi, chi erano? La ridicola combriccola di sopravvissuti all’ultima, devastante, tempesta di radiazioni. Glenn Otherman, il Vecchio, aveva trentasei anni ed era il più vecchio esemplare umano, a detta loro, in circolazione; Kiku, la bambina cieca era arrivata al loro sgangherato accampamento la sera prima, disidratata e sporca di fuliggine fino al midollo, aveva spiegato la sua situazione con parole infantili e con riferimenti sensoriali parecchio strani e, ad ogni modo, non c’era stato il tempo materiale di preoccuparsi della sua storia dato l’imminente parto di Minnie Monroe, giovinetta, rossa di capelli e dal colorito verdastro, con un utero a puttane da chissà quanto. Edmund Periny era un ragazzino prossimo alla pubertà con un viso rotondo e una bocca carnosa sormontata da una fitta peluria vellutata, aveva occhi grigi duri come pietre e maneggiava la sua Smith&Wesson come uno sceriffo del far west.  Martha Stevenson si improvvisò levatrice. La vocazione le venne lì per lì e seppe che era la cosa giusta da fare, con il suo viso serio e concentrato e le mani insanguinate con le quali si scostava i biondi capelli a spaghetto che le scivolavano davanti agli occhi. Quando Minnie esalò il suo ultimo respiro, poco dopo il primo vagito di lui, Flaming, gli astanti si domandarono chi avesse fatto la parte del fecondatore per quell’ennesimo sciagurato abitante di un pianeta prossimo alla morte. Glenn disse che no, lui l’aveva incontrata circa cinque mesi prima e già lei lo era, in “dolce attesa”.  Edmund si fece una risatina; avrebbe voluto essere lui, il padre, eccome.

Martha fu come una madre per Flaming Monroe. Lei uccise per lui, per il suo dannato latte in polvere, per le sue medicine, per la sua protezione. Poi si puliva il coltello sulla coscia, sulla tela ruvida e color kaki dei pantaloni. Aveva un alone scuro in quel punto, a volte ne rideva. Gli altri presenti all’avvento della sua nascita presero col tempo direzioni diverse. Sicuramente fu di Glenn Otherman che Flaming sentì di più la mancanza, ma non lo disse a nessuno, nemmeno a sé stesso.

Niente saluti, niente cazzate. Martha era coriacea come uno stegosauro, aveva una ruga verticale tra gli occhi che non spariva mai. Il deserto arido era stupendo al tramonto, Flaming glielo vedeva riflesso negli occhi, sapeva che quello era il suo momento preferito della giornata e ne rispettava il silenzio, la sacralità.

Magari avrebbero incontrato qualcuno dei vecchi al prossimo pozzo, magari Glenn, magari avrebbero barattato un po’ di zeolite con dell’acquavite di fior di cactus. Sarebbe andata bene così.

 

Un libro: Frank Carlucci Investigatore

Mai giudicare un libro dalla copertina…volete sapere il perché? Lo spiegherò con una semplice immagine:

frank carlucci investigatore

Questo libro mi è capitato per caso, un pdf saltato fuori dal vasto universo di internet. Odio leggere pdf sul mio lettore ebook: devo continuamente spostare la visuale della pagina per seguire la lettura, ingrandire per poter leggere delle lettere che sarebbero altresì microscopiche e anche tenere l’ebook reader in orizzontale, in modo da ridurre al minimo i miei movimenti per adattare ciò che compare sullo schermo alla lettura; una vera rottura di palle insomma! Eppure…

“Frank Carlucci Investigatore” mi ha tenuta incollata nonostante le evidenti scomodità; avevo voglia di leggere un giallo, ma avevo voglia anche di un’ambientazione fantascientifica… ed ecco qui una decadente San Francisco di un futuro imprecisato colpita da assassinii ed epidemie! Nonostante il titolo dell’opera lo suggerisca non affermerei che ci sia un solo protagonista, la storia è affrontata da punti di vista differenti e questo a mio parere permette di avere un coinvolgimento maggiore con anche gli altri personaggi. Carlucci è un tenente della omicidi in gamba, determinato e forse un po’ cinico, ma anche spesso impacciato e pieno d’umanità; è uno di quei poliziotti che crede ancora nella giustizia, che cerca di crederci nonostante la realtà suggerisca che quelli come lui siano prossimi all’estinzione.

La storia è coinvolgente in un mondo squallido, ma magnetico, che attira nelle sue spirali d’ombra, tra uomini e donne al limite della disperazione, ma avvinghiati alla vita; atmosfere ceree, malate, calura insana, odori pungenti di corpi e cibi di dubbia qualità.

E’ stato bello percorrere quelle strade, quei vicoli bui e lerci e osservare le pallide luminescenze delle insegne al neon, pensando: – E va bene, dai… dopo essermi domandata se prendere o no una birra al chioschetto malandato dell’anziana alcolista che staziona a quell’incrocio del Tenderloin da mattina a sera.